La cucina angolare: tanti modelli e composizioni a confronto



Se si andasse ad indagare sull’idea stessa di “cucina componibile” posseduta dalla maggior parte delle persone, probabilmente ci accorgeremo di quanto la “composizione angolare” sia quella che può essere considerata a ragion veduta la “cucina per antonomasia”. Il motivo di ciò è facile, come vedremo, da individuare specie se si va ad esaminare l’eredità storica e culturale di ognuno di noi, indipendentemente dalla generazione alla quale apparteniamo.

cucina-angolare-definizione-la-casa-modernaLa storia dell’arredamento “moderno” (nel senso che attualmente si dà a questo termine) ha avuto inizio in Italia a partire da quel dopoguerra “povero”, in cui la cucina era ancora spesso relegata in una stanza talmente stretta e minuta da venir chiamata “cucinotto”. Un “diminutivo” che voleva quasi sembrare un “vezzeggiativo”, avente più che altro lo scopo di addolcire il concetto generale di “stanza di dimensioni contenute”, celando in sé la carenza di superficie che caratterizzava la maggior parte delle case italiane.

In seguito, specie a partire dagli anni del cosiddetto “boom economico”, le esigenze si sono via via modificate: nessuno ha più voluto più (giustamente) vedere la “casalinga” rinchiusa nel suo piccolo sgabuzzino adibito alla preparazione dei cibi, magari mentre la famiglia attendeva a tavola che fosse pronta la cena e, allo stesso modo, anche l’ambiente cucina si è naturalmente evoluto, occupando spazi sempre più grandi ed assumendo in tal modo la sua attuale rilevanza familiare, sociale ed architettonica.

Non più dunque la cucina intesa come “stanzetta di servizio”, tanto simile al luogo di lavoro della servitù di “quel tempo che fu”, bensì “l’ambiente cucina” attuale, uno spazio di intimo raccoglimento e lavoro, in cui si prepara da mangiare ma soprattutto in cui si pranza e ci si parla. Da quel momento la cucina è diventata uno dei luoghi privilegiati della casa, scelto per condividere con la famiglia (e a volte con gli amici) i momenti di maggiore convivialità, mentre si ritrova insieme il gusto per i piacevoli gesti quotidiani.

In verità non si trattò poi di una grande innovazione: le grandi “stanze cucina” esistevano anche nell’ottocento e, probabilmente, sono sempre esistite specie in certi tipi di abitazione come le case coloniche ed i grandi appartamenti di città, in cui le cucine già rappresentavano spesso il fulcro stesso della casa. Pure quelli erano locali che nascevano con scopi anche molto diversi da quelli del semplice “cucinare”, ma che prevedevano degli arredi molto differenti da quelli attuali.

E’ stato a cavallo degli anni ’60, epoca in cui si è venuta a creare la fortuna economica ed industriale del nostro paese, che nell’architettura delle nuove abitazioni la cucina è tornata ad assumere una propria dignità di “ambiente”, mantenendola inalterata nel proprio carattere fino all’avvento delle cucine “open-space” e dei soggiorni a pianta aperta. Possiamo dunque certamente affermare che dagli anni ’60 in poi la “cucina”  è tornata dunque ad essere una “stanza” a tutti gli effetti, in cui è quasi sempre presente una finestra (oppure una porta finestra ed un terrazzo), ed in cui le dimensioni adeguate hanno finalmente consentito il diffondersi della “cucina a elle”. Proprio quelle di cui parleremo in questo pezzo.

La definizione esatta di “cucina angolare”

Ma tecnicamente, cosa si intende con “cucina angolare” o “a elle”? Con questi termini si indicano tutte quelle composizioni di cucina componibile che si sviluppano su due pareti contigue in maniera da creare un “angolo” (da qui il suo nome) formato da mobili basi, pensili e colonne. La sua conformazione è tipicamente caratterizzata dalla presenza di una tipologia specifica di mobile, detto appunto “mobile ad angolo”, il quale possiede caratteristiche diverse a seconda che si trovi nella parte bassa o alta della composizione stessa, ma che, in ogni caso, è costruito per permettere lo sfruttamento ottimale dello spazio da esso occupato.

La cucina angolare è un arredo che solitamente si colloca in stanze “chiuse”, in cui esso rimane cioè delimitato da due o più pareti laterali, oppure dalla presenza di aperture come porte, finestre e porte finestre, che ne determinano la lunghezza. Questo tipo di composizione si può trovare però anche in quegli ambienti “open” dove, per ragioni di spazio e comodità, si preferisce non collocare le composizioni complete di “isola” o di “penisola”.cucina-angolare-la-casa-moderna

Come avremo modo di valutare più avanti, la versione più comune di cucina angolare è quella che parte dal posizionamento iniziale di uno o più mobili “a colonna”  e che prosegue attraverso lo sviluppo di un piano di lavoro, a sua volta dotato di vani contenitore in basso e completato da una serie di mobili “pensili” appesi in parete. La cucina “ad elle”, grazie alle sue caratteristiche di grande versatilità, permette però di essere declinata in molte maniere diverse, adattandosi perfettamente a stanze e pareti di differenti proporzioni.

Indipendentemente dal fatto che sia innovativa e tecnologica, oppure minimale ma dotata di grande valore estetico,  la cucina ad angolo deve dunque essere studiata molto attentamente per offrire il massimo della funzionalità, senza dimenticare di scegliere per la sua costruzione materiali di grande qualità ed attrezzature assolutamente all’avanguardia, in modo da creare uno spazio dinamico in cui sia possibile muoversi efficacemente. E’ molto facile infatti farsi conquistare da una cucina “a elle”, magari vista in qualche esposizione, perché dotata di colori accattivanti piuttosto che per il sistema inusuale delle sue “aperture”, ma quello che alla fine risulta davvero importante è valutare se, una volta trasferita nel proprio personale progetto abitativo, e quindi nella propria casa, quella stessa composizione angolare possa suscitare le stesse emozioni e, soprattutto, rispondere alle proprie specifiche esigenze pratiche.

Il comune denominatore di tutte le versioni possibili per questa tipologia di cucina, come abbiamo detto, rimane comunque sempre “l’angolo” il quale, a seconda del progetto e della disponibilità di spazio, può essere progettato ed utilizzato in moltissime maniere grazie alla creatività dei designers ed ai numerosi sistemi costruttivi presenti in commercio. A questo proposito è bene precisare che sono considerate “ad angolo” anche quelle cucine in cui per svariati motivi, si preferisce non sfruttare lo spazio angolare con un mobile apposito, bensì accostare semplicemente le due file di mobili senza sovrapporle in alcun modo, magari intervalladole tramite un tramezzo in muratura o cartongesso.

Ecco perché per le cucine angolari, forse più che per altri tipi di composizione, è assolutamente necessario prevedere un progetto molto accurato che riesca ad individuare la disposizione più logica ed estetica degli elementi.

Angolo sì, angolo no. Quando è davvero conveniente la cucina angolare?

Come abbiamo visto, l’ampia diffusione della cucina ad elle è dovuta per lo più all’architettura che dal secondo dopo guerra ha interessato le abitazioni italiane. Il principio di fornire infatti la casa di una stanza “vivibile” dove, oltre che cucinare, si potessero fare molte altre cose, ha portato spesso i progettisti ad immaginare lo sviluppo dei mobili da cucina su due pareti continue e contigue, in modo da rendere l’ambiente perfettamente funzionale ai suoi molteplici scopi. Va detto però che vi sono però situazioni in cui, nonostante questo, le due pareti “libere” pensate per essere sfruttate con l’arrcucina-angolare-conviene-la-casa-modernaedo non sono comunque compatibili con una cucina componibile in versione angolare.

Prendiamo ad esempio il caso di un ambiente cucina di forma rettangolare, avente le misure di 3 metri per 4 metri. Se questa stanza, con dimensioni piuttosto comuni per questa tipologia di locale, possiede la porta e la finestra (o porta finestra che sia) posizionate sui due lati corti, ci accorgeremo probabilmente che il lato esterno del rettangolo, ovvero quello finestrato, pur avendo una parte di parete libera di ben più di un metro, non è adatto ad essere arredato con un angolo. La cucina ad elle infatti, per avere un minimo di senso compiuto, deve avere il lato più corto che misuri almeno 150/160 cm, altrimenti potremmo andare incontro alla paradossale situazione in cui, per il solo desiderio di sfruttare l’angolo in qualche modo, si crei al contrario una cucina poco prati e difficile da utilizzare. In questi casi è infatti molto meglio optare per una composizione dritta la quale, pur garantendo in teoria un minor contenimento, risulta di gran lunga più comoda, funzionale e soprattutto esteticamente migliore.

Anche se può sembrare strano infatti l’angolo, pur essendone il componente principale, è l’elemento che può essere tranquillamente considerato il più complesso e delicato delle cucine cosiddette “ad elle”. Come vedremo in questo articolo, sta quindi spesso nel miglior metodo utilizzato per il suo sfruttamento, l’unica vera “chiave” per rendere ogni cucina angolare pratica e comoda, senza correre il rischio di creare situazioni scomode ed esteticamente pessime.

Il motivo di tutto ciò deve essere ben compreso per poter affrontare il problema con la giusta consapevolezza.  L’aspetto critico della questione risiede nel luogo in cui gli elementi componibili che sono poggiati sulla parete lunga della stanza, incontrano quelli che ne occupano invece il lato corto. In quel punto avviene una “sovrapposizione” fra due mobili che impedisce l’apertura di uno di essi. Ciò è piuttosto facile da comprendere se si immagina di arredare lo stesso angolo, con una cucina dritta lineare e subito dopo si pensa a come disporvi una cucina ad elle angolare. Mentre nel primo caso ci accorgeremo che le aperture sono perfettamente usufruibili fino in fondo ed i vani accessibili comodamente, nel caso della cucina angolare si potrà osservare immediatamente che lo sfruttamento completo e comodo dell’ultimo elemento componibile che combacia con l’angolo stesso, è in qualche modo reso difficoltoso dalle presenza del mobile che gli sta accanto. Tutto questo risulta particolarmente evidente per i mobili abbastanza profondi come sono le basi delle cucine (ovvero gli elementi bassi) o le colonne, ma anche nel caso di componibili meno profondi (come sono invece i pensili), il problema richiede l’adozione di adeguati sistemi architettonici per poter essere risolto.

Nel caso delle cucine angolari non si tratta quindi solo di utilizzare al meglio i metri quadri a disposizione, ma soprattutto di progettare i volumi interni e la distribuzione delle aree di lavoro in modo più comodo e razionale possibile.cucina-angolare-conviene-la-casa-moderna

La sistemazione degli arredi così come quella dei componenti e degli elettrodomestici costituisce nel caso delle cucine “a elle” un insieme armonico creato per garantire lo svolgimento delle operazioni fondamentali che ruotano attorno alla preparazione dei cibi, come la conservazione degli alimenti, lo stoccaggio delle attrezzature e non per ultimo la pulizia. Quando si acquista una cucina angolare si pensa sempre a queste cose? Si pone cioè sufficiente attenzione alla facilità con cui sarà possibile, prendere o mettere oggetti voluminosi come le pentole nell’angolo, oppure pulirne l’interno con la dovuta cura? Molto spesso no, ed è per questo che alcune cucine angolari diventano a volte un problema per chi deve utilizzarle, tanto da arrivare addirittura a chiedersi: ma è proprio conveniente avere una cucina “a elle”? Come vedremo in molti dei casi seguenti, se la cucina è ben progettata, sicuramente la risposta è sì …

Una cucina ad angolo possiede infatti un vantaggio indiscutibile che la rende preferibile in numerose situazioni, in quanto è il tipo di composizione che consente maggiormente di ritmare la presenza degli elettrodomestici fondamentali, senza sacrificare le indispensabili “aree di lavoro”.   Vi ricordate il “triangolo funzionale” di cui abbiamo più volte parlato in questi nostri “consigli d’arredo”? Ebbene esso trova forse all’interno delle composizioni di cucine angolari la sua dimensione davvero ideale. Tali cucine infatti, per la loro stessa conformazione, vanno a formare un area i cui estremi sono scanditi dall’angolo e dagli estremi dei due lati da cui sono composte. All’interno di questa area il “triangolo funzionale si trova così perfettamente circoscritto andando a toccare con i suoi vertici proprio le aree di lavoro più fondamentali, come la zona cottura, la zona lavaggio e la zona di conservazione e stoccaggio. Non è quindi assolutamente un caso che, come abbiamo visto pocanzi, quando il nostro triangolo si “assottiglia” troppo a causa della misura non sufficiente di uno dei due lati della nostra cucina angolare, la sua disposizione vada a perdere la propria valenza ergonomica, tanto da rendere preferibile una composizione dritta, capace di garantire uno spazio libero di manovra più ampio.

Come si progetta una cucina angolare

Come tutte le tipologie di cucina componibile anche quella angolare deve essere frutto di un’attenta riflessione in merito alle esigenze di chi deve usarla, unita ad una cura estrema nel valutare gli spazi destinati ad ospitarla.

Ci sembra perfino inutile ripeterlo ma è senza dubbio sbagliato, ad esempio, fornire una cucina angolare di un piano di cottura troppo grande, se non si ha necessità di cucinare per una famiglia numerosa, così come può essere improprio dotarsi di un lavello ad una sola vasca quando, pur avendo la lavastoviglie, siamo certi di dover quotidianamente lavare moltissimi stoviglie. Queste possono apparire a prima vista quasi delle ovvietà, ma non lo sono affatto se si pensa che ogni cucina deve sempre rispondere a determinate necessità riferibili esclusivamente alle persone che devono utilizzarla. cucina-angolare-progetto-la-casa-modernaL’esperienza dei conoscenti e la competenza degli addetti ai lavori, possono essere senza dubbio molto utili quando ci si trova a dover effettuare un acquisto così importante, ma è sempre bene ricordare che una cucina deve essere calibrata e costruita sugli utenti della stessa, esattamente come si farebbe confezionando un abito “su misura.”

Tale regola “aurea” è valida per le cucine così come per tutti quegli arredi complessi frutto di una forte “personalizzazione”, nel caso delle cucine “ad elle” assume un valore se possibile addirittura maggiore. Come vedremo, infatti, la costruzione di tale tipo di composizione comporta l’effettuazione di tutta una serie di successive scelte che, se non sono ben ponderate fin dall’inizio del progetto, portano spesso, inesorabilmente, ad un fallimento. Le domande da porsi sono più o meno le stesse: Si utilizza molto il forno? Allora occorre posizionarlo in alto, in modo da renderlo più comodo. Si utilizza il forno solo per scaldare qualche vivanda? Meglio allora optare per un forno compatto che non occupi troppo spazio al piano di lavoro ma che nel contempo possa esserci utile qualche volta per fare una pietanza arrosto. E ancora: E’ nostra abitudine preparare della pasta fresca? La nostra cucina angolare dovrà essere fornita di un piano di lavoro sufficiente a far si che vi si possa stendere la sfoglia senza grossi problemi.

Se si sbaglia a rispondere a domande importanti come queste, preliminarmente al progetto di una cucina “ad elle”, possiamo star certi che qualsiasi sia lo spazio che possiamo avere a disposizione, ci troveremo in difficoltà nella progettazione. La cucina angolare è infatti una sorta di “catena” che partendo dal considerare i volumi più importanti, come le colonne frigo e forno, si dipana nella scelta esatta di tutte le posizioni rimanenti (cottura, lavaggio, piano di lavoro eccetera) in un susseguirsi di elementi che vengono in qualche modo “disturbati” da una presenza: proprio quella dell’angolo di cui abbiamo avuto occasione di parlare pocanzi. E allora come si fa ? Innanzitutto si individuano bene tutte le esigenze cercando di non farsi prendere troppo dalla bramosia per un certo tipo di prodotto o un certo tipo di allestimento. Una volta definite quest’ultime si cercherà di declinarle nel progetto in maniera che il risultato sia, oltre che funzionalmente, anche esteticamente ineccepibile.

La prima cosa da fare nel progetto di una cucina ad angolo è quella di individuare il punto in cui è più opportuno collocare i suoi volumi più importanti, ovvero le cosiddette “colonne”. Sostanzialmente ne esistono di tre tipi: la colonna frigo, la colonna forno e la dispensa. cucina-angolare-progetto-la-casa-modernaLe loro dimensioni possono in verità variare, ma in linea di massima si può tranquillamente dire che nella stragrande maggioranza dei casi le misure di 60 x 60/65, rispettivamente di larghezza e profondità sono di gran lunga le più comuni. Il loro posizionamento va fatto collocando tali elementi al termine della composizione, in modo che la loro presenza non interferisca con il piano di lavoro, che diversamente verrebbe interrotto. A quel punto si procede individuando gli altri due punti salienti di ogni cucina angolare ovvero la zona cottura e quella predisposta per il lavaggio. Tali posizioni possono essere scelte a discrezione del progettista qualora siano previsti lavori di ristrutturazione tali da poter posizionare le relative tubature là dove si preferisce, ma possono essere anche determinate dalle tubature esistenti, nel caso non si decida di spostarle dalla loro collocazione originaria.

In una cucina ad angolo, così come in ogni altro tipo di composizione, la zona più problematica da posizionare è senza dubbio quella del blocco lavello. Questo essenzialmente per due distinti motivi: il primo riguardante le dimensioni di questa tipologia di elementi, il secondo dovuto alla necessità di estrema precisione nella sua collocazione. Ormai da qualche decennio la zona lavaggio di una cucina angolare non è più formata dal solo lavello, avente dimensioni variabili dai 60 ai 120 cm di larghezza; ad esso si aggrega in un unico blocco anche la lavastoviglie che, misurando circa 60 cm in larghezza, porta l’ingombro totale del blocco lavaggio a variare dai 105 ai 150 cm di larghezza. Un bel volume, specie se si considera le dimensioni delle case attuali! Questo è il motivo principale per cui, dopo aver posizionato le colonne, è assolutamente necessario trovar posto al blocco lavaggio facendo in modo, se possibile, che esso occupi da solo uno dei due lati a disposizione della nostra cucina angolare, in modo da lasciare l’altro libero per la zona cottura. Come abbiamo visto, la dislocazione del lavello è obbligatoriamente determinata dalla posizione delle relative tubature presenti nel muro; nel caso della cucina angolare ciò comporta il fatto che, per rendere possibile il posizionamento del mobile ad angolo, sia necessario che tali tubature siano sufficientemente distanti da esso, per far sì che la collocazione del lavello non interferisca con quella dell’angolo. Allo scopo di risolvere questo tipo di problema, come vedremo in seguito, possono essere utilizzati dei lavelli speciali, detti appunto “ad angolo”, i quali, essendo fatti apposta per essere collocati in un angolo possono risultare particolarmente utili in tutte quelle situazioni in cui la sistemazione delle tubature di carico o scarico o la carenza di piano di lavoro, rendano necessario un utilizzo “particolare” dell’angolo. Una volta trovato il posto al blocco lavello si procede col cercare quello più adatto al blocco cottura. La disposizione a “L”, cioè angolare dei componibili è sicuramente una delle migliori in cucina.

cucina-angolare-progetto-la-casa-modernaIl “triangolo di lavoro” che viene naturalmente a crearsi infatti, risulta estremamente razionale sia in termini di brevità di percorsi, sia perché non è interrotto da zone di passaggio o di sovrapposizione. Per ottenere questo però sarebbe necessario che la zona cottura e quella destinata al lavaggio fossero poste rispettivamente su uno dei due lati di cui la cucina è composta e questo, ovviamente, non sempre è possibile. E’ assolutamente indispensabile ricordare infatti che la collocazione della zona cottura non è del tutto libera, ma dipende essenzialmente, anche in questo caso, dal posizionamento delle due tubature pertinenti, ovvero quella del tubo del gas e quella del tubo di sfiato dei fumi, ove presenti.

Quando si è posizionato il lavello, al fine di collocare il piano di cottura è perciò opportuno prima verificare la posizione dei suoi attacchi e dopo immaginare i movimenti che chi prepara i cibi si troverà a fare. Cercando di fare in modo che la zona lavaggio e quella cottura siano sufficientemente distanziate da almeno un piano di lavoro grande quanto basta per cucinare senza troppi problemi, potremo già riuscire ad ottenere un buon risultato. L’alternanza fra, zona lavaggio, zona lavoro e zona cottura, fungerà a quel punto da “triangolo funzionale” naturale, lasciando libertà di movimento a chi cucina e, soprattutto, consentendo di posizionare due delle più importanti zone di lavoro sullo stesso lato della nostra cucina angolare.

Si tratta di uno schema applicabile pressoché ad ogni tipo di locale in cui si desidera inserire una cucina ad “elle”, ma in particolar modo a quelli in cui porte e finestre si trovano su due lati opposti, creando ambienti cucina più lunghi che larghi e per questo con uno dei due lati ben più ampio dell’altro.

Proviamo adesso ad esaminare i più importanti tipi di cucina angolari o ad “elle” fra i quali è possibile scegliere quello più adatto ad arredare i nostri ambienti.

La cucina angolare con colonne alte

Iniziamo la nostra rassegna con una delle tipologie di cucina più diffuse in assoluto, quella che prevede l’inserimento di due colonne alte.

cucina-angolare-colonne-alte-la-casa-modernaLa sua grande popolarità dipende essenzialmente dalla facilità di inserimento che la contraddistingue, in quanto è senza dubbio quella che meglio può essere adattata alle proporzioni delle moderne abitazioni. Essa si compone essenzialmente da due lati in cui possono solitamente essere alloggiati indifferentemente le tre zone funzionali più importanti: la zona cottura, la zona lavaggio e la zona delle colonne. In questo caso specifico la difficoltà maggiore da affrontare durante la progettazione sta proprio nello scegliere opportunamente quelle che dovranno essere le posizioni delle singole zone di lavoro. Una cucina angolare con colonne alte infatti, a causa proprio del volume che possiedono i due mobili solitamente contenenti forno e frigo, presenta il problema di come utilizzare il resto dello spazio al fine di ottenere un posizionamento ideale degli accessori (lavello, lavastoviglie e piano di cottura) e del necessario piano di lavoro. Una regola fissa non esiste, ma in linea di massima il principio da utilizzare in questi casi è senza dubbio quello dell’ergonomia. Partendo dunque dal concetto di “triangolo funzionale”, occorre innanzitutto capire se, una volta posizionate le due colonne ad uno dei due estremi della nostra cucina “ad elle”, il piano di lavoro che si ottiene per differenza è capace di contenere la zona del lavaggio e quella della cottura in modo che esse non siano distanti tanto da creare fra di loro un piano di lavoro sufficientemente ampio.

Ciò sta a significare nella pratica che, se una cucina angolare possiede due lati molto simili come dimensioni, sarà presumibilmente necessario porre su uno dei due le colonne e una sola delle due zone di lavoro rimanenti, mentre se la cucina possiede un lato molto più lungo dell’altro sarà possibile posizionare le colonne sul più corto, in maniera da lasciare completamente libera la parete lunga per posizionare il lavello ed il piano di cottura.

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La cucina con dispensa ad angolo

Fra le diverse metodologie utilizzabili per lo sfruttamento dell’angolo, un posto d’onore spetta senza dubbio alla dispensa angolare. Si tratta di un mobile molto voluminoso attraverso il quale è possibile ottenere un ampissimo contenimento, grazie alle sue dimensioni veramente eccezionali.

E’ un tipo di angolo che si adatta ovviamente soltanto alle cucine di proporzioni più grandi e che viene ottenuto attraverso la costruzione di una sorta di armadio, dotato di una o più ante, attraverso le quali è possibile raggiungere buona parte dello spazio interno. Possiede una dimensione di circa 120 x 60 cm, anche se quasi sempre, sia per motivi di trasporto che di utilizzo pratico, le sue misure interne si aggirano intorno ai 90 cm di larghezza per 60/65 di profondità. Si tratta di elemento componibile che può essere indifferentemente dotato sia di ripiani interni che di cestelli girevoli, proprio come avviene (come vedremo in seguito) per le basi “angolari”. La grande differenza che esiste fra utilizzare una dispensa angolare ed una base angolare sta nella loro altezza. La dispensa angolare, infatti, ha le proporzioni ed il contenimento di circa tre basi angolo della misura corrispondente. In pratica è come se si sovrapponessero uno sull’altro tre mobili bassi ad angolo, fino al raggiungimento dell’altezza corrispondente alla parte superiore dei pensili. Un enorme volume interno che quindi può permettere tranquillamente di contenere un’intera batteria di pentole e stoviglie, oppure una grande quantità di scatolame alimentare, proprio come il suo nome (dispensa) suggerirebbe.

La forma mostrata in questa foto è quella più usata e diffusa per le dispense angola da cucina, ve ne sono però anche di forma trapezoidale e di dimensioni differenti a seconda dello spazio che devono occupare. Molto belle ed accattivanti sono anche le versioni di dispensa dotate di vetrina, che rappresentano un modo estroso ed abbastanza originale per addolcire gli ampi volumi che caratterizzano questa tipologia di elemento componibile. In questo caso, occorre però una maggiore attenzione nel riporre le cose all’interno dell’armadio per evitare che si presentino problemi di disordine e poca pulizia. Un differente uso è previsto in caso si debba utilizzare la dispensa per l’inserimento di elettrodomestici speciali come la lavatrice e l’asciugatrice: in quel caso la dispensa angolare diviene un vero e proprio “ripostiglio” e le sue dimensioni variano fino a raggiungere proprio quelle di una piccola stanza.

Cucina ad angolo con colonne basse

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Ci sono situazioni in cui la presenza di mobili, a volte “monumentali”, come le colonne frigo e forno può creare davvero un grande problema a chi progetta una cucina ad “elle”. Si tratta di tutti quei casi in cui, per un motivo o per un altro è preferibile non utilizzare mobili troppo voluminosi nella composizione, in modo da non appesantire l’insieme ed evitare che l’incombenza di questi elementi possa, in qualche maniera, “aggravare” l’ingresso in una stanza o impedire l’entrata della luce. In una cucina angolare le colonne basse possono essere utilizzate in tre diversi modi: come contenitore per un frigorifero da incasso, come alloggiamento per posizionare il forno in alto e come mobile dispensa. Si tratta di solito di componibili d’altezza variabile fra i 110 ed i 150 cm e che hanno una larghezza sempre di 30, 45, 60, 90 e 120 cm. I casi più comuni di utilizzo di tali mobili si hanno proprio nelle cucine ad angolo, in quanto si verificano proprio in tali composizioni le situazioni più frequenti che suggeriscono l’uso di mobili dotati di un’altezza non troppo inponente.

L’intelligente soluzione mostrata in questa foto, ad esempio, mostra come l’uso delle colonne basse possa rappresentare una valida alternativa quando in una cucina angolare si ha la necessità di creare un notevole volume interno senza far uso di colonne molto ingombranti ed alte. In questo caso, come in quello che lo ha preceduto, l’angolo della comparazione componibile è risolto tramite l’impiego di una dispensa angolare alta 150 cm circa come il resto delle colonne, ma non sono rari i casi in cui vengono utilizzate le cosiddette “basi ad angolo”  per fare in modo di creare una maggiore superficie di piano d’appoggio. L’assenza di pensili posizionati sopra le colonne basse non deve trarre in inganno: si tratta di una scelta stilistica e non di una questione tecnica in quanto, nelle cucine angolari come in tutte le altre tipologie, non esiste nessuna contro indicazione all’applicazione di pensili bassi posti anche nella parete superiore a quella dove risiedono le colonne.

Un altro elemento interessante di questo modello di cucina angolare è senza dubbio la presenza del frigorifero “a vista” anche detto “a libera istallazione”. Anche nel caso delle cucine angolari infatti, l’impiego di frigoriferi di questo tipo è molto diffuso e principalmente motivato dalla loro facilità di istallazione -quindi di successiva sostituzione- e da un certo fattore estetico che conduce in alcuni casi a mostrare il design dell’elettrodomestico stesso anziché celarlo all’interno di un mobile da incasso.

La cucina con lavello ad angolo

Chi ha a che fare con  una cucina ad angolo si trova molto spesso a fare i conti con lo spazio.

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Eppure la regola del “triangolo funzionale” parlerebbe abbastanza chiaro; in una cucina di questo tipo ogni zona di lavoro dovrebbe trovare la sua naturale collocazione all’interno del triangolo circoscritto fra gli estremi della composizione stessa… e invece non sempre è così.

Una cucina angolare, a differenza delle altre, può aver rappresentate nel proprio “angolo” sia la croce che la delizia di chi si trova a doverla utilizzare. Il mobile ad angolo in questi casi può diventare un vero problema, specie se si hanno problemi di dimensioni. Del resto gli ingombri dei singoli elementi che formano una cucina sono diventati ormai veramente “importanti” da un po’ di tempo a questa parte. Da solo il blocco formato da colonna frigo e forno misura già 120 cm di larghezza; a questo poi occorre sempre aggiungere almeno altri 120 cm del blocco lavaggio (lavello + lavastoviglie) e per ultimo servono a dir poco altri 60 cm di piano di lavoro onde poter inserire un piano di cottura di dimensioni normali. Se a tutte queste dimensioni si aggiungono i 120 cm circa di mobile ad angolo ci sia accorge che per una cucina “ad elle” occorrono stanze  abbastanza grandi.

E’ certamente per questo motivo che a cavallo degli anni 80 a qualcuno è sorta l’idea di costruire dei lavelli da incasso, adatti per essere inseriti proprio nel famigerato “mobile ad angolo” di cui tanto avremo occasione di parlare in questo articolo. Si tratta di una soluzione ergonomicamente molto ingegnosa tramite la quale la persona dedita a lavare le stoviglie si trova a farlo con il ventre rivolto esattamente verso l’angolo della cucina stessa. In questo modo si ottiene un risparmio notevole di piano di lavoro e si riesce in qualche modo a unire insieme i 120 cm necessari al blocco lavaggio, con i 120 cm solitamente indispensabili per posizionare un mobile contenitore ad angolo che si rispetti. Il mobile capace invece di contenere un lavello angolare di questo tipo, può misurare infatti solo 90 x 90 cm. Diventa a quel punto facile comprendere che un risparmio così notevole  di spazio possa far preferire questo tipo di soluzione ad altre che, pur consentendo un recupero di volume, non riescono a liberare altrettanto piano di lavoro. Non solo: a seconda del modello scelto, il lavello angolare può permettere anche un più facile inserimento della lavastoviglie che, in ogni caso, deve essere sempre posizionata in maniera che, una volta aperta, non impedisca i movimenti di chi si trova a dover passare le stoviglie dal lavello allo stesso elettrodomestico. I modelli di lavello disponibili sul mercato sono al momento numerosi e variano dal possedere due o una sola vasca, dall’avere il gocciolatoio (la parte piana del lavello dove si poggiano le stoviglie a sgrondare) posto nella parte retrostante l’angolo oppure lateralmente e infine dal possedere o meno il gocciolatoio stesso. Quello più diffuso è quello composto con due vasche, poste in maniera simmetrica ai lati estremi del lavello stesso, e che centralmente lascia lo spazio per un piccolo gocciolatoio retrostante e per il rubinetto.

La cucina con angolo cieco o con pilastro angolare

Nella progettazione delle cucine angolari, anche dette “a elle”, sta sempre prendendo più piede la costruzione di un pilastro in cartongesso al posto del mobile angolo.

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Tale soluzione, che prevede la divisione dei mobili in due parti, presenta in effetti alcuni vantaggi. Il primo, di natura prettamente estetica, riguarda l’aspetto della cucina stessa la quale, quando è privata dei componibili “angolari”, si trasforma in una composizione lineare a cui è abbinata una coppia di colonne o un vero e proprio armadio contenitore. Tale comparazione, liberata dall’impiego dell’angolo, risulta per questo più lineare e complessivamente più “pulita” nel suo design. Dal punto di vista funzionale in questo caso si verifica ovviamente un minore sfruttamento dello spazio interno, ma ciò è sopperito da una maggiore praticità ed ergonomia. Tale migliore condizione è dovuta essenzialmente ad un migliore accesso ai vari vani interni dei mobiletti.

Vi è poi un vantaggio di tipo tecnico: le abitazioni di moderna concezione presentano spesso delle difficoltà nel “tracciamento”  dei muri necessario per il passaggio e l’incasso delle varie tubature che servono la cucina. La creazione di un alloggiamento verticale così ampio, che quando necessario può essere contiguo anche ad un ribassamento del soffitto, può risultare particolarmente utile in tutti quei casi in cui, per allestire una cucina “ad elle”, è indispensabile il passaggio di alcuni tubi esterni alla parete.

Complessivamente l’effetto che si ottiene a livello estetico è molto valido ed originale, tant’è vero che sono molti i negozi  che preferiscono esporre cucine ad angolo dotate di un pilastro in finta muratura, piuttosto che le normali cucine “ad elle”. Se si pensa che l’uso di questo “stratagemma” può permettere in un secondo momento di posizionare la stessa cucina in un’altra abitazione con estrema facilità, ecco che questo tipo di progetto diventa estremamente interessante anche per colore che desiderano inserire questo tipo d’arredo nella propria casa. Una cucina angolare così ideata infatti, non essendo legata ad un mobile, quello ad angolo, che ne vincola obbligatoriamente sia il verso (destro o sinistro) , che la forma, può essere tranquillamente riposizionata in un altra stanza (o in una altra casa) cambiandone la disposizione (colonne a destra anziché a sinistra o viceversa) oppure trasformandola addirittura in una composizione lineare dritta, senza stravolgerne assolutamente il disegno.

Come vedremo in seguito, l’adozione di un angolo cieco attraverso la fabbricazione di un finto pilastro in cartongesso, può fungere anche da pretesto per creare un effetto “incasso” alle colonne frigo, forno e dispensa. In questo modo si potrà creare l’illusione che i mobili più ingombranti di ogni cucina angolare “scompaiano”, come se fosse magicamente incapsulati all’interno di una delle pareti della stanza.

Cucina con piano di cottura angolare

Sempre con lo scopo di ottimizzare lo spazio dell’angolo e migliorarne il suo uso, sono stati inventati i piani di cottura angolari.

Si tratta di elettrodomestici del tutto simili ai normali piani di cottura che, anziché avere una forma semi-quadrata o rettangolare, vengono proposti in una versione appunto “angolare” ossia “a squadra”.

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Non si tratta infatti in questo caso di piani di cottura di forma usuale, semplicemente posizionati a 45 gradi in un angolo del piano appositamente predisposto, come vedremo nel prossimo capitolo, bensì di veri e propri piani di cottura progettati e costruiti apposta per essere incassati nell’angolo.

Una vera e propria “manna”, specie per alcuni tipi di cucine “a elle” in cui, per i motivi più diversi, si ha difficoltà ad utilizzare l’angolo in maniera differente. Questi casi si presentano in effetti abbastanza di frequente nel progetto di una cucina angolare e sono dovuti principalmente a tre fattori: carenza di spazio totale disponibile in larghezza, mancanza di piano di lavoro e assenza di un posto sufficientemente ampio dove inserire tutti gli elettrodomestici necessari. Pensiamo ad esempio alla classica cucina ad elle di tre metri per due. Una volta inserite le due colonne con forno e frigo (totale 120 cm) ci si accorgerà quasi immediatamente che lo spazio rimanente per le altre due zone funzionali (lavaggio 150 cm e cottura 90 cm) non è sufficiente a garantire la presenza di un piano libero di lavoro sufficientemente ampio. In questi casi, il poter dunque sfruttare l’angolo con uno dei due più importanti accessori, può risolvere il problema liberando quella porzione di Top in cui sarà possibile cucina liberamente.

Per chi adotta questo tipo di soluzione sono però da considerare un paio di svantaggi. Il primo riguarda la posizione di chi cucina che, ovviamente, risulta un po’ meno comoda a quella che si tiene normalmente di fronte ad un piano di cottura di forma normale. La seconda, più esplicitamente tecnica, riguarda invece la costruzione dell’intera cucina intorno alla zona cottura. Nelle cucine ad angolo che prevedono questa tipologia di piano di cottura è necessaria infatti l’adozione di una specifica tipologia di cappa che, grazie alla sua forma, riesce a coprire perfettamente la sagoma “a squadra” che il piano di cottura possiede. Le cappe in questione, solitamente fabbricate  dalle stesse aziende produttrici del piano di cottura, hanno un costo abbastanza più alto di una normale cappa aspirante, ma sono le uniche capaci di funzionare in questo caso. Il piano di cottura angolare, non avendo una forma di tipo regolare, rende difatti impossibile l’uso delle cappe “a pensile” (più capienti e solitamente meno dispendiose) o di quelle in acciaio dotate della classica foggia “a camino”.

La cucina con forno angolare

A differenza della versione precedente di cucina “ad elle”, questa tipologia non prevede l’uso di un piano di cottura particolare, ma prevede un inserimento dell’intera zona cottura fra i mobili componibili, differente dal solito. In verità anche se, come suggerisce il suo nome, la  caratteristica predominante di questa cucina angolare è la presenza del forno posizionato a 45 gradi nell’angolo, vi sono versioni che al posto di questo importante elettrodomestico prevedono l’uso di mobili contenitori posti in basso, ma che lasciano invariate le parti superiori specie per ciò che concerne il top, la cappa ed il piano di cottura. Si tratta di una composizione di tipo più scenografico rispetto alle altre cucine ad angolo che viene utilizzata più per dare una maggiore importanza alla zona cottura, piuttosto che per reali problemi di spazio.

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Questa tipologia di cucina “ad elle”, infatti, a differenza di altre che prevedono un uso alternativo dell’angolo, non è progettata per ottenere un migliore utilizzo dello spazio, bensì ne è previsto un uso abbastanza diverso dal solito.

Per spiegarne meglio che le caratteristiche parliamo per prima cosa proprio della sua zona cottura e delle dimensioni che la contraddistinguono. Come abbiamo detto si tratta, in questo caso specifico, di un posizionamento differente e, per certi versi, più “particolare” del piano di cottura e del forno, i quali vengono ruotati di 45 gradi in modo tale da essere posti a ridosso dell’angolo, in posizione inclinata rispetto alle due pareti prospicenti. Questa “rotazione” amplia lo spazio occupato dalla zona cottura e lo porta dai 60 x 60 cm di partenza (la misura normale in cui si inserisce un piano di cottura ed un forno in una cucina angolare) fino ad arrivare ai 105 x 105 cm finali. Attraverso questo tipo di posizionamento infatti si viene a creare nella cucina “ad elle” un piano di appoggio speciale di forma pentagonale, la cui misura (105 x 105 cm, appunto) è resa necessaria per permettere che la zona cottura combaci perfettamente con gli altri mobili componibili, senza che avvengano occlusioni e senza che, soprattutto, si renda più difficoltoso l’uso del forno e del soprastante piano di cottura. A differenza della cucina angolare di cui abbiamo parlato nel precedente capito, infatti, la persona che cucina in questo caso non è costretta a doversi posizionare nell’angolo formato dal top, perché è lo stesso top che in quest’ultimo tipo di cucina viene a modificarsi proprio per fare in modo di rendere più comodo e spazioso l’uso della zona.

Anche in questo caso, come nel precedente esaminato, vi sono da considerare dei piccoli svantaggi. Il primo riguarda la cappa che anche in questo tipo di cucina angolare è di una tipologia speciale per coprire perfettamente il piano di cottura, per il quale, a causa della sua posizione non è possibile utilizzare un differente modello di cappa, ne tantomeno prevederne un inserimento “a pensile”.  Il secondo svantaggio è relativo invece ai volumi impiegati: questa foggia di zona cottura angolare infatti viene a causa della rotazione i piano di cottura a forno, viene a creare degli spazi vuoti di forma triangolare che non possono venire utilizzati proprio per la presenza del forno stesso. Questo è il motivo infatti per cui, in alcuni casi, in tale modello di cucina angolare si preferisce a volte posizionare il forno altrove (principalmente in colonna), lasciando libero lo spazio sotto al piano di cottura per costruirvi una grande base contenitore. Si tratta però in questo caso di un mobile che non viene previsto solitamente nelle normali produzioni e la cui costruzione (quando possibile) richiede dei costi di realizzazione davvero notevoli.

Cucina ad angolo con finestra

Ogni cucina “ad elle”, nasce come le altre in base alle caratteristiche proprie della stanza destinata ad ospitarla ed alle esigenze di chi deve utilizzarla.

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Per questo motivo, la moderna produzione industriale di cucine componibili in tutta Europa, ma in special modo in Italia, prevede ormai un livello di personalizzazione che definire impressionante non è per nulla esagerato. Tant’è vero che il concetto di “qualità” per le cucine di tipo angolare, come del resto per tutte le altre, non si misura solo sulla bontà dei materiali e sulle varianti di finitura previste, ma anche sulla quantità di soluzioni componibili presenti per quello specifico tipo di modello.

L’edilizia residenziale in Italia, del resto, è particolarmente variegata ed è sempre molto difficile che una cucina possa andar bene per due o più abitazioni differenti senza che per il suo alloggiamento si debbano prevedere delle speciali personalizzazioni. D’altronde se così non fosse, come sarebbe possibile arredare una cucina in presenza ad esempio di un pilastro sporgente, di un angolo “fuori squadro” oppure di un soffitto ribassato? E’ questo anche il caso delle cucine che devono ospitare al loro interno una finestra o un apertura in genere.

In questi frangenti la progettazione di una cucina “ad elle” segue degli schemi molto differenti dal normale. Si parte col definire esattamente la misura “dell’ingombro” (in questo caso, della finestra stessa), tenendolo presente fin dall’inizio, per proseguire poi nella progettazione dei componibili come se questi dovessero fungere da “coronamento” all’elemento architettonico di per se estraneo alla composizione. Nella situazione qui fotografata, ad esempio, si è adottata una soluzione “a doppia colonna” perché lo spazio rimanente rispetto alla finestra era sufficiente per un inserimento di questa importanza dimensionale. Si è poi continuato nella progettazione della cucina, con l’alloggiamento dei mobili bassi, fino a raggiungere la parete prospicente, libera da ingombri, in cui a quel punto è stato facile inserire sia la zona cottura che quella di lavaggio. L’assenza dei pensili sul lato corto, dovuta alla presenta incombente della finestra, è stata controbilanciata da una doppia fila di mobili appesi con apertura a vasistas sul lato lungo, grazie ai quali sarà possibile ottenere il volume interno che ogni cucina angolare deve possedere, per risultare comoda e funzionalmente pratica.

E’ infatti da tenere ben presente il fatto che, quando si ha a che fare con problematiche di questo tipo, l’ideazione di una cucina non può che essere fatta da dei professionisti del settore i quali, oltre a tenere presente quelle che sono le caratteristiche della stanza, potranno adattare gli arredi alle esigenze del committente senza eccessive difficoltà progettuali.

La cucina angolare con elementi componibili sfalsati

Anche se si tratta di un arredo già di per se “particolare”, anche la cucina angolare può aver bisogno di alcuni “escamotages” per apparire bella e dinamica, anziché triste e monotona. Pure in questo senso, la moderna e ampia produzione industriale delle cucine componibili, risulta sempre essere di grande aiuto ai progettisti, grazie essenzialmente alla molteplice disponibilità di pezzi e di varianti con la quale è abbastanza facile rendere ogni disegno originale ed esclusivo.cucina-angolare-elementi-componibili-la-casa-moderna

Uno dei metodi più interessanti ed estrosi per evitare la piattezza stilistica delle cucine angolari, è quello di utilizzare mobili componibili di dimensioni molto differenti fra loro, mettendoli insieme in maniera da creare degli sfalsamenti capaci di movimentare il prospetto e di mettere in evidenza i prodotti. Ciò è facile da ottenere soprattutto nella parte alta della cucina, quella solitamente risolta attraverso l’uso di mobili appesi detti pensili, zona in cui i mobili, avendo delle dimensioni piuttosto ridotte, possono essere industrialmente prodotti in forme molto diverse fra loro. E’ tramite l’accostamento di elementi componibili pensili di diverso tipo che si può facilmente ottenere quel certo “movimento” capace di attenuare la pesantezza di una qualsiasi cucina ad elle, producendo nel contempo un effetto piacevole ed intrigante.

Alle svariate possibilità progettuali che già da molto tempo il mercato offriva, se ne è aggiunta di recente una nuova attraverso la quale è possibile utilizzare anche delle basi (i mobili bassi delle cucine angolari) che anziché poggiare a terra, possono essere istallate “sospese” (ovvero appese al muro) proprio come se fossero dei pensili. La novità, anche se può a prima vista apparire ben poca cosa, specie agli occhi dei non esperti, in realtà rappresenta davvero un’importate innovazione a livello costruttivo, che è stata resa possibile dalle più recenti innovazioni tecnologiche che hanno interessato l’industria mobiliera, soprattutto italiana. Da qualche tempo, attraverso delle speciali “attaccaglie” infatti, è consentito appendere al muro mobili anche molto pesanti e profondi, senza correre il rischio che essi “crollino” a terra causando danni irreversibili a persone o cose. Si tratta di veri e propri complessi meccanismi che vengono applicati all’interno dei mobili e che arrivano a sopportare pesi fino a qualche anno fa addirittura impensabili.

Grazie a tale tipo di innovazione è dunque oggi giorno plausibile la progettazione di una cucina angolare in cui il movimento della composizione viene ad essere garantito, non solo da elementi speciali o originali vani a giorno dalle fogge più disparate, ma anche da delle basi sospese dotate di un design estremamente originale ed interessante. Questi mobili, oltre ad avere indubbie doti estetiche, possiedono anche il vantaggio di alleggerire l’insieme della composizione e di rendere più facile la pulizia del pavimento della cucina. Un altro caso in cui, nel mondo dell’arredamento, l’innovazione tecnologica ed il design viaggiano pari-passo al fine di ottenere miglioramenti, non solo estetici, ma anche prettamente funzionali.

La cucina angolare con pensili ad altezza maggiorata

Fra gli scopi fondamentali di chi acquista e di conseguenza di chi progetta cucine (specie di alta qualità) vi è certamente quello relativo alla ricerca di una quantità sufficiente di spazio interno ai mobili. Le soluzioni adottabili per ottenere un risultato accettabile in questo senso sono molteplici e possono riguardare tutta la complessa architettura dell’ambiente di cui stiamo parlando.

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Uno dei sistemi più diffusi ed atti alla risoluzione di questa necessità, anche nel caso specifico delle cucine angolari, è quello di aumentare le dimensioni dei pensili in altezza al fine di ottenere un ripiano o due in più, magari da utilizzare per riporvi gli oggetti che si impiegano meno frequentemente durante le normali preparazioni dei cibi. In merito a questo punto è dunque necessario fare subito una precisazione: quando infatti si progettano arredi da cucina particolarmente alti si esula in parte dalle norme ergonomiche che in qualche modo governano questo complesso mondo. Chi preferisce dunque un progetto in cui -anche in una cucina ad angolo- si inseriscono dei pensili particolarmente alti, deve essere consapevole del fatto che il maggiore volume interno ottenuto in questo modo non corrisponde esattamente ad un aumento di spazio da utilizzare in modo comodo ed ergonomico, ma piuttosto all’ottenimento di un più importante e capiente contenitore (l’insieme dei pensili, appunto) in cui in basso, si stiperanno comunque le suppellettili di uso più frequente, mentre in alto dovranno essere riposti gli oggetti meno usati e che a volte affollano i mobiletti delle nostre pur capaci cucine “ad elle”.

I pensili delle cucine angolari di normale produzione industriale hanno, come tutti quelli delle altre tipologie di composizione, delle dimensioni piuttosto “standard”. Tali dimensioni si suddividono in altezza, di solito partendo da 36 cm (circa l’altezza di un ripiano), via via crescendo con le misure di 48, 60, 72, 96 e 120 cm. Quelli inferiori ai 72 cm sono i mobiletti che, sviluppandosi orizzontalmente, solitamente sono predisposti per avere le ante apribili “a ribalta” e “a vasistas”, mentre gli altri, quelli più alti, sono solitamente da aprirsi con “ante a battente”.

Esistono però alcune aziende che producono pensili alti anche più di 140 cm e che predispongono tali mobili in modo che il loro peso, comprensivo di quello del loro contenuto, sia in qualche maniera sostenuto dalla parete su cui essi saranno appesi, tramite delle speciali attaccaglie. In questi casi, come in quello qui fotografato, la cucina angolare viene ad assumere delle proporzioni “inedite” che la rendono particolarmente interessante anche a livello estetico. Questa diventa in pratica una composizione “a tutta parete” che può avere particolarmente significato specie quando si trova (proprio come proposta in questa foto) inserita all’interno di un muro in cui appare come fosse perfettamente “incassata”.

La progettazione di questa sorta di cucine “ad elle” può apparire in sé, proprio per i motivi appena citati, abbastanza banale; In verità al contrario la sua ideazione deve seguire delle regole piuttosto ferree che servono a garantire il risultato estetico complessivo. La prima regola, riguarda la misura dei mobiletti in larghezza che deve essere in questi frangenti il più possibile “modulare”, ovvero deve mantenere la stessa larghezza per ogni mobiletto pensile componibile che viene impiegato. Nell’esempio della foto sono impiegate nella parte alta della cucina angolare, 5 ante larghe 60 cm che nascondono al loro interno una cappa, uno scolapiatti e numerosi vani contenitori. Il suo design appare in questo modo molto regolare e preciso. Questo fa ben capire che l’uso di moduli fuori standard o l’impiego di elementi “estranei” al design dei pensili, come ad esempio le cappe d’arredo in metallo, sono da considerarsi un errore, in questi casi, in quanto capaci di interrompere in qualche modo l’uniformità del prospetto.

Da questo tipo di progetto si può notare abbastanza facilmente come questa tipologia di cucina prediliga dunque uno “sviluppo verticale” del proprio design, ottenuto attraverso la creazione di linee “slanciate” che si prestano in modo particolare ad arredare alcune tipologie di stanze segnatamente alte. Lo stesso tipo di effetto può essere comunque ottenuto anche tramite l’uso di vani a giorno orizzontali, che in alcuni casi possono risultare utili ad alleggerire la fila di pensili superiori senza perdere l’effetto complessivo del progetto.

La cucina ad angolo senza pensili

Nasce da presupposti completamente differenti da quelli che stanno alla base della tipologia descritta nel precedente paragrafo, questo modello di cucina in cui, addirittura, non è previsto l’uso dei pensili.

Nel caso qui fotografato la cucina angolare mostrata è priva di pensili per la presenza di una ampia superficie vetrata, proprio come in uno dei modelli già trattati in questo articolo. Sono però numerose le situazioni in cui, sia per un motivo che per un altro, si preferisce rinunciare al volume contenibile nei mobili appesi per ottenere composizioni particolari e specificatamente adatte ad alcuni tipi di locali.

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Le situazioni più frequenti sono quelle in cui in una cucina ad angolo, specie se si possiede una stanza già sufficientemente grande a contenere tutti mobiletti che ci servono, si decide di non aggravare ulteriormente l’ambiente, lasciando completamente libera (o quasi) la parete sovrastante le basi, ovvero i mobili bassi che costituiscono il vero volume contenitivo di ogni cucina. L’effetto di leggerezza e sobrietà che si ottiene con questo sistema, può contribuire in alcuni casi a risolvere circostanze in cui gli ambienti necessitano di apparire non troppo arredati e per questo ricolmi di volumi poco consoni alle pareti che le racchiudono.

Un’altra situazione abbastanza frequente è quella in cui le pareti della cucina angolare non consentono proprio l’inserimento dei pensili. Ciò si può verificare, ad esempio, in presenza di un soffitto molto spiovente e quindi inclinato, nel caso del posizionamento in un angolo sottoscala oppure per la presenza di un ingombro strutturale come un pilastro o una trave particolarmente ingombrante.

Per tutti i casi qui sopra citati la progettazione di una cucina ad angolo priva si pensili non risulta particolarmente difficoltosa. I fattori più importanti da tenere in considerazione sono principalmente due, ovvero: il fatto che la capacità della cucina “a elle” sia sufficiente ai normali utilizzi anche se priva di pensili e la certezza che sopra al piano di cottura sia comunque garantito il tiraggio necessario all’evacuazione dei fumi di scarico. Quello del bisogno di una “cappa” perfettamente funzionante, anche per le cucine angolari prive di pensili, è dunque il più importante dei problemi da risolvere per questo tipo di composizione. Il tiraggio infatti, nelle normali cucine ad angolo è di solito garantito da un pensile appositamente fornito di aspiratore o di una vera e propria cappa d’arredo in metallo. Quando però la presenza di mobili appesi risulta essere inappropriata è necessario adottare degli escamotage che garantiscano comunque un’aspirazione adeguata dei fumi prodotti durante le cotture. Per queste circostanze occorre spesso studiare la maniera più consona per celare delle speciali cappe da incasso, all’interno di strutture in finta muratura (come travi, mensole, ribassamenti in cartongesso ecc.) costruite all’uopo, in cui inserire le tubature necessarie a far convogliare i tubi verso l’esterno. Per chi invece preferisce non cimentarsi in opere murarie o in seppur leggere modifiche strutturali, esiste la possibilità di utilizzare dei normali aspiratori d’aria che, una volta posizionati nei pressi del piano di cottura, siano in grado di convogliare i fumi in una conduttura appositamente creata per evacuarli.

La cucina angolare con gruppo colonne separato

Progettare una cucina angolare vuol dire immaginare un’infinità gamma di differenti possibilità compositive fra le quali scegliere quella che riteniamo la migliore per le nostre esigenze e per l’ambiente che intendiamo arredare. E’ già capitato in questo articolo di sottolineare come, nonostante la denominazione “angolare” o “ad elle” paia presupporre un certo tipo di utilizzo dei componibili in cucina,  la presenza del cosiddetto “mobile ad angolo” non sia da ritenersi assolutamente indispensabile a questo tipo di progetto. Del resto abbiamo visto che sono numerosi i casi in cui questo ingombrante compagno può creare qualche volta delle difficoltà  a chi utilizza la cucina “ad elle” e vorrebbe che essa rispondesse pienamente alle proprie ovvie necessità di funzionalità ed ergonomia.

cucina-angolare-gruppo-colonne-la-casa-modernaVi sono poi, oltre a questo, quelle che potremmo definire “problematiche costruttive” a causa delle quali, spesso, un progetto di cucina angolare può divenire talmente complicato da rendersi addirittura impraticabile. In questi casi, possono essere d’aiuto le moderne tecnologie costruttive tramite le quali è possibile creare delle strutture in finta muratura, realizzate quasi sempre tramite l’uso del “cartongesso”, grazie alle quali è possibile integrare perfettamente ogni tipo d’arredo con la struttura dell’ambiente che lo contiene.

E’ questo il caso della tipologia di cucina ed angolo che andremo adesso ad esaminare, nella quale i componibili entrano a far parte di un progetto che combina perfettamente la cucina angolare con la stanza che la contiene. In questi casi, solitamente, è la presenza di ingombri nell’angolo come pilastri e tubature ingombranti a rendere necessario questo esempio di progetto, ma non sono rare le situazioni in cui la necessità di isolare ed in qualche modo “evidenziare” una parte degli arredi portano i progettisti ad impiegare il cartongesso proprio per creare delle specie di “finte pareti” in cui i mobili paiono naturalmente incassati.

Nell’esempio qui fotografato, un grande armadio formato da 4 colonne (frigo, due forni e dispensa) è stato completamente separato al fine di suddividere la cucina in due parti contraddistinte e ben delineate. A destra, fanno bella mostra di se le colonne che fanno un tutt’uno con la parete che le contiene, grazie alla struttura in cartongesso che le fa apparire perfettamente incassate nel muro; dall’altra parte, una composizione lineare diventa il fulcro principale della composizione che, pur occupando un angolo, perde la sua principale caratteristica di cucina angolare (almeno a livello visivo) per diventare una sorta di “totem” architettonico, che diviene in questo modo l’elemento principale dell’ambiente, in quanto dotato di un aspetto quasi “iconografico”. La contro-parete in marmo di carrara, avente funzione di schienale, diventa così un elemento decorativo importantissimo che, qualora si fosse al contrario adottata la classica composizione angolare, avrebbe perso quasi completamente il suo valore estetico. Stessa cosa per la composizione dei pensili che acquisisce una caratura che in una normale cucina ad angolo difficilmente avrebbe potuto avere.

Si vede bene in questo caso come la cosiddetta “decorazione”, intesa come utilizzo di strutture aggiuntive (quasi sempre in cartongesso ), può diventare una parte integrante dei progetti e degli arredi delle cucine angolari, migliorandone sia gli aspetti estetici che quelli prettamente tecnici o tecnologici.

La cucina angolare con pensili doppi

Sono sempre fra le richieste più frequenti di chi acquista una cucina angolare, quelle che riguardano lo sfruttamento massimo dello spazio disponibile. E, in effetti, l’esigenza di riporre molti oggetti all’interno della propria cucina ad angolo è più che giustificato sia dalle dimensioni ridotte degli appartamenti (i quali raramente permettono l’inserimento di molti arredi), sia dalla presenza sempre maggiore di stoviglie ed utensileria domestica.

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La cucina “ad elle” rappresenta un’ottima risposta a questa tipologia di necessità, perché si presta ad essere riempita con un numero di mobiletti che è difficile riscontrare in altre tipologie di composizione.

La capienza delle cucine ad angolo è data dalla somma fra il volume contenibile nelle colonne (forno, frigo e dispensa), nei mobili bassi (detti basi) e nei mobiletti “pensili”, ovvero quelli meno profondi che vengono appesi alle pareti. Questi sono dei contenitori che devono possedere una profondità inferiore agli altri per fare in modo di non creare impiccio a chi cucina. Le loro dimensioni infatti consentono alla persona che si trova ad utilizzare il top della cucina angolare ed i suoi svariati accessori (principalmente lavello, lavastoviglie e piano di cottura) senza correre il rischio di sbattere la testa contro i mobiletti alti. Le misure in profondità piuttosto contenute di questi mobiletti permettono inoltre di appenderli senza temere che il loro peso, comprensivo di quello dei piatti in ceramica o delle altre stoviglie, aggravi troppo sulla parete su cui sono appesi, rischiando di crollare. Questa loro caratteristica non impedisce però di utilizzarli in altezze anche notevoli, cosa che a volte può incentivare i progettisti verso uno sfruttamento integrale dell’altezza della parete, anche tramite l’uso di due o più file di pensili sovrapposte.

Come per le cucine ad angolo con i pensili ad altezza maggiorata” di cui abbiamo parlato in questo articolo, anche nel caso della doppia fila di mobiletti appesi si può parlare di un tipo di soluzione che possiede numerosi vantaggi, ma anche qualche svantaggio. Il più rilevante è senza dubbio quello che, derogando alle norme ergonomiche più seguite nel caso delle “cucine ad elle”, prevede che le suppellettili siano da posizionarsi anche ben più in alto di dove sarebbe solitamente più comodo averle. I pensili doppi infatti, quando hanno altezze superiori ai 60 cm, raggiungono già addirittura i 260 cm di altezza complessiva della mobilia. Ciò sta a significare che chi si trova ad utilizzare una cucina con queste caratteristiche si troverà l’ultimo dei ripiani in alto a 230 cm da terra: un’altezza ben superiore a quei  200 cm circa che si considerano come misura massima per poter posizionare con relativa comodità degli oggetti su di un ripiano.  Questa problematica peggiora con l’aumentare dell’altezza complessiva dei pensili: esistono infatti cucine che, avendo i pensili doppi nella dimensione di altezza più comune e regolare per questa tipologia di componibile (ovvero 72 cm), raggiungono quasi i 280 cm di altezza ! Una misura che, ovviamente, obbliga chi usa la cucina ad utilizzare uno sgabello o ancora meglio uno scaletto, per raggiungere i vani posti più in alto.

A questo punto occorre precisare che sono però a tutti gli effetti considerate “cucine ad angolo con pensili doppi” anche quelle cucine che possiedono altezze ben inferiori a quelle finora descritte. Le misure “standard” dei pensili prodotti a livello industriale infatti partono dai soli 24 cm ed è quindi abbastanza comune trovare delle cucine con altezza per così dire “normale” in cui, al posto dei pensili alti 72 cm, sono posizionati due pensili da 36 cm, semplicemente sovrapposti allo scopo di separare fisicamente i due vani che vi sono racchiusi. Un altro sitema fra i numerosissimi esistenti per rendere una cucina ad angolo realmente adeguata alle esigenze di chi deve utilizzarla.

Cucina “ad elle” con ripostiglio dispensa

Concludiamo la nostra rassegna con una foggia di cucina angolare molto diversa dalle precedenti e forse per questo meno comune da trovare.

Si tratta di una composizione attraverso la quale il problema relativo all’angolo ed al suo sfruttamento viene risolto in un maniera che esula completamente dai normali utilizzi relativi alle svariate “basi” ed alle molteplici tipologie di colonne dispensa angolare esistenti in commercio.

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Questo tipo di progetto prevede la costruzione di un piccolo ripostiglio posizionato in angolo, il quale può essere utilizzato come dispensa o per inserirvi degli elettrodomestici ingombranti, come ad esempio la lavatrice e l’asciugatrice. Si tratta di un tipo di struttura che pur avendo le dimensioni di una minuscola stanza è da considerarsi a tutti gli effetti un “mobile”. In quanto tale esso può essere infatti montato smontato e rimontato come un normale componibile da cucina in un altra abitazione. Per questo esso viene prodotto insieme al resto della composizione angolare, proprio come avviene per tutti gli altri componibili.

Da qualche anno tale tipo di cucina è diventato particolarmente interessante per la presenza sempre più frequente nelle case della cosiddetta “asciugatrice”. Questo ulteriore elettrodomestico, fra l’altro rivelatosi in molti casi utilissimo, anche se abbastanza dispendioso, ha creato il problema di dove posizionare un volume così importante, specie in quelle case in cui già il collocamento della lavatrice poteva creare qualche problema. Le sue misure (di solito 60 x 60cm x 82 di altezza, le stesse quindi di una normale lavatrice) non permettono quasi mai il suo inserimento in bagno e per questo la creazione di una vano apposito all’interno dei mobili delle cucina ad angolo si rivela in molti casi del tutto risolutivo. Sono infatti molte le case produttrici che, già da tempo, hanno messo in campo progetti che prendono in considerazione questo tipo di uso dell’angolo nelle loro cucine componibili. Vi sono però molto spesso problemi dimensionali che non permettono l’impiego del ripostiglio angolare nelle stanze di dimensioni regolari.

Un mobile dispensa angolare con dimensioni adeguate ad ospitare lavatrice ed asciugatrice sovrapposte possiede infatti delle dimensioni minime piuttosto importanti che partono da 130 cm di larghezza per almeno 75 cm di profondità. Queste misure vengono calcolate prendendo in considerazione lo spazio che è necessario per l’inserimento dei suddetti elettrodomestici e della persona che deve utilizzarli. Tale volume complessivo si trova molto spesso in contrasto con le normali proporzioni di un ambiente cucina nel quale, un ingombro così importante può creare una carenza di spazio rimanente, soprattutto in relazione ai top di lavoro. Nonostante ciò molti ritengono la cucina “ad elle” con il ripostiglio un’innovazione progettuale che potrebbe avere un impiego ben più frequente nell’immediato futuro.

Conclusioni

Sia che si decida di abitare un importante villa storica , piuttosto che un normalissimo appartamento di città, potremmo trovarci ad immaginare per la nostra abitazione una bellissima cucina ad angolo. Questo semplicemente perché la composizione detta “ad elle” è a tutti gli effetti una delle più diffuse e apprezzate fra le cucine componibili, tant’è vero che se ne trovano numerosissime. In questo articolo abbiamo selezionato ed esaminato solo le più importanti. Fra queste se ne possono notare alcune che prediligono lo spazio interno ai mobili ed altre che invece hanno nel proprio aspetto estetico la loro migliore caratteristica. Quello che non cambia mai è la presenza delle molteplici soluzioni compositive possibile che, nel segno della modularità e della personalizzazione, questa tipologia di cucina consente sempre.

Perché la cucina ad angolo permette di creare sempre spazi inediti, fatti apposta per essere condivisi in maniera perfettamente aderente alle esigenze di chi la deve utilizzare ed abitare quotidianamente.

 


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